“Su, ragazzi, l’allenamento deve essere divertimento”. E’ una parola provare a divertirsi se di fonte hai un monumento come allenatore. Già quella tuta dell’Italia mette soggezione, e pensare che è la tuta azzurra di Sudafrica 2010, figuriamoci cosa sarebbe successo se avesse scelto quella di Germania 2006, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo e campioni del mondo. Angelo Peruzzi emoziona. Anche i piccoli portieri che hanno aderito con entusiasmo – e con buoni numeri: sono 17, divisi per fasce d’età – allo stage del Calcio Tuscia riservato ai giovani numeri uno.
I primi minuti dell’allenamento sui campi del Cus, casa del Calcio Tuscia, servono a rompere il ghiaccio. Difficile ascoltare i consigli dell’ex portiere della Nazionale. Difficile collegare il cervello e tuffarsi a respingere un pallone se quello che te lo lancia, il pallone, ha vinto un po’ di scudetti (tre), una Champions league (Roma 1996, parò due rigori
all’Ajax), il Mondiale di cui sopra (da terzo portiere e pedina fondamentale nello spogliatoio: Lippi ancora lo ringrazia), coppe e supercoppe varie. Così ad un certo punto è lo stesso fenomeno di Blera – con l’aiuto dell’amico e padrone di casa Patrizio Fimiani – a tranquillizzare i pupi. “Allenamento è divertimento. Fate quello che vi dico, o provate a farlo, con la massima naturalezza”, dice. Il calcio, dopotutto, è liturgia: sempre le stesse cose, che si giochi nel cortile sotto casa, in un bel campo di periferia, o magari all’Olympiastadion.
Lo stage ideato da Fimiani è nel vivo. Si concluderà venerdì, e i 17 allievi sono stati divisi in fasce d’età. I più piccoli – che quando Peruzzi alzava al cielo la coppa del Mondo non erano neanche nati – sono affidati alle cure di Valerio Faccenda. Quelli di mezzo a Fimiani e i più grandi a Peruzzi, uno degli ospiti d’onore dell’appuntamento. L’altro giorno, per dire, sono venuti Roberto Negrisolo – storico preparatore dei portieri di Roma e Milan, mentore sia di Angelo sia di Patrizio
ai bei tempi di Trigoria- e Davide Bergodi, preparatore dei portieri delle giovanili azzurre. Lo staff, insomma, è di prima qualità: il meglio che si possa trovare oggi in Italia. E al netto di certe nuove tecniche che vanno tanto di moda, tra cui l’orrendo “sparapalloni”, qui si fa tutto sul campo. Sporcandosi d’erba, tuffandosi senza paura.
Peruzzi dirige il traffico. Ribattezza subito uno dei suoi studenti – il più alto – “Cech”, come il portiere del Chelsea. Poi consiglia: “Non farla rimbalzare, sennò la perdi”; “La partenza è fondamentale per le uscite”; “Se prendi prima i piedi è rigore”; “Vienimi addosso, se mi dai un calcio lo stupido sono io che non ti evito”. E via così, coi genitori assiepati dietro la rete, telefonini e Ipad in mano, ad assistere alla lezione di questo fresco 45enne, cappellino in testa,
magari un po’ imbolsito ma con la voglia ancora di buttarsi per terra a spiegare certi movimenti, certi tuffi, certi trucchi. L’emozione si scioglie presto, tra i ragazzi del Calcio Tuscia: c’è solo voglia d’imparare, di sudare e poi di recuperare bevendo tanta acqua. “Ma quanta sete avete? Non è che a pranzo avete mangiato le alici?”, chiede Fimiani. Tutti a ridere. E tutti di nuovo in campo, a scuola dai campioni.